Domenica, 16 Dicembre 2018 - Area Riservata

Implantologia

Contrariamente a quanto si crede normalmente, l‘intervento di implantologia dentale non è né difficile né doloroso o costoso e presenta una probabilità molto elevata di successo, che non sempre è talmente elevata in medicina. Al contrario, in alcuni casi che vedremo più avanti, analizzeremo l’intervento sarà più complesso e per questo meritevole di una attenta considerazione per evitare rischi d’insuccesso.
L’implantologia dentale consiste nell’inserire nell’osso mascellare o mandibolare (privo del dente naturale) dei pilastri che, una volta integrati nell’osso stesso, potranno supportare un dente artificiale.

Come è fatto un impianto dentale?

I pilastri in titanio oggi generalmente sono cilindrici, di varia lunghezza e diametro per potersi adattare alle diverse configurazioni del segmento d’osso disponibile al loro inserimento. Sono in titanio, metallo di larghissimo uso in chirurgia per la sua neutralità biologica che ne assicura l’accettazione dell’ organismo. La loro superficie è trattata in modo da agevolare la OSTEOINTEGRAZIONE (ovvero l’incorporamento totale nella compagine ossea) che in ricerca è stata ben studiata ed accertata grazie alla microscopia elettronica: il RIGETTO in implantologia dentale NON ESISTE, non essendoci alcuna possibilità di reazione immunologica sfavorevole. L'implantologia ha superato negli ultimi anni anche la prova clinica con dei controlli sui pazienti sottopostivi che ne hanno assicurato l’affidabilità. Gli impianti dentali devono essere prodotti e confezionati a norma di legge europea e vengono pertanto accompagnati da un certificato che può essere visionato e conservato dal paziente a sua garanzia. I migliori impianti moderni sono accessoriati con un corredo di connettori al dente artificiale che sorreggeranno, in modo da assicurare oltre che una pulizia perfetta anche un’estetica

 

Ottima rispetto al contorno gengivale. 
Quest’ultimo fattore è determinante per un buon esito dell’intervento nelle zone scoperte dal sorriso. A seconda delle situazioni e del modello di impianto, l’intervento chirurgico vero e proprio può essere effettuato in un solo o in due tempi, essendo il secondo tempo molto più semplice e breve del primo (una piccola incisione gengivale utilizzata per esporre nel cavo orale la parte più esterna dell’impianto al fine di connetterla ad un dente di porcellana o vetropolimero). Nel primo caso si parla di immersione parziale e nel secondo di immersione totale , sottintendendo che ci si riferisce al tessuto gengivale perché è ovvio che l’immersione endossea c’è sempre nque. Dopo l’intervento chirurgico occorre aspettare un tempo variabile e comunque non superiore a quattro/sei mesi per poter procedere alla protesizzazione con un dente artificiale in metalloceramica, in resina oppure in vetropolimero, tutti materiali di elevato valore estetico. La connessione puo’ avvenire in varie modalità . 
Controindicazioni all'intervento d'implantologia. 
Chiariamo di seguito, i principali motivi per cui un intervento impiantare può fallire o è addirittura controindicato.
 


1)
Non si consiglia di sottoporsi a implantologia dentale ai pazienti che non siano stati educati ad una costante igiene orale domiciliare, perché la resistenza all’infezione causata dalla placca batterica di un’unità implantoprotesica è molto minore che per un dente naturale essendo diverso il loro relativo apparato di sostegno. La biologia della resistenza all’infezione è quindi in linea di principio più sfavorevole, anche se alcune ricerche hanno suggerito che i germi in causa siano diversi per denti e per impianti e che non ci sia correlazione per esempio tra pregressa PIORREA e rischio implantologico. In attesa che la ricerca ci dia risultati più sicuri, è lo stesso buon senso comune ad imporre il massimo rispetto igienico di un implantoprotesi.

2) Non devono 
sottoporsi ad implantologia pazienti affetti da malattie sistemiche, diabete non compensabile con terapia appropriata, disturbi della coagulazione o sottoposti a radioterapia. L’osteoporosi generalizzata non è una controindicazione assoluta perché in realtà la mandibola è per lo più risparmiata da questa patologia. In questi casi l’ insuccesso è prevedibile a priori e quindi piuttosto si dovrebbe parlare di impossibilità di successo a livello diagnostico che eviti un sicuro insuccesso operativo.